Gli arazzi di Raffaello

Dopo poco la sua elezione a pontefice, Leone X decise di finire di impreziosire la Cappella Sistina. E tra la fine del 1514 e l’inizio del 1515 commissionò a Raffaello Sanzio i cartoni per un ciclo di dieci arazzi da collocare nella parte bassa della cappella.

I cartoni furono dipinti a guazzo quasi interamente da Raffaello stesso, con pochi interventi da parte dei suoi aiutanti e furono tessuti a Bruxelles nella prestigiosa bottega di Pieter van Aelst (il più grande maestro arazziere di quel periodo).

Raccontano vicende della vita di san Pietro e di san Paolo.
Furono esposti per la prima volta il 26 dicembre 1519 e continuarono a essere usati nelle ricorrenze importanti.

Gli arazzieri interpretavano molto liberamente i cartoni per arazzi aggiungendovi ornamenti e decorazioni di loro gusto.
Ma, con questi disegni, Raffaello riesce a far emergere ugualmente il suo stile (che era anche uno stile italiano).
La composizione è semplificata e ridotta all’essenziale cosicché da mettere in risalto i gesti dei personaggi, evidenziando la narrazione. La monumentalità dell’arazzo si alleggerisce grazie all’equilibrio armonico e delicato dell’insieme.

All’epoca i cartoni rimanevano di proprietà degli arazzieri. Per cui ne furono tessute molte copie anche in epoche successive.
Se ne trovano sparse per l’Europa e in varie città d’Italia.
I più belli, però, rimangono quelli del Vaticano che sono oggi conservati nella Pinacoteca Vaticana. Mentre i 7 cartoni che ci sono rimasti, si trovano a Londra nel Victoria and Albert Museum.


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